Chi valuta di lasciare Magento parte quasi sempre da uno di tre segnali: il costo di sviluppatori e hosting specializzati che cresce piu del previsto, una versione del software fuori supporto, oppure un catalogo che nel tempo si e semplificato. In questa pagina vediamo cosa esportare prima di migrare, quanto costa davvero restare su Magento Open Source o Adobe Commerce, e come gestire redirect e SEO senza perdere posizionamento.
Chi inizia a valutare una migrazione da Magento, quasi sempre, parte da uno di questi tre segnali: il conto per sviluppatori specializzati e hosting dedicato che cresce più del previsto, una versione del software che ha smesso di ricevere aggiornamenti di sicurezza, oppure un catalogo che nel tempo si è semplificato e non sfrutta più davvero la complessità per cui Magento era stato scelto all'inizio. In questa pagina vediamo cosa esportare prima di muovere qualsiasi cosa, quanto costa davvero restare su Magento Open Source o passare ad Adobe Commerce, e come gestire la migrazione tecnica e SEO senza perdere posizionamento.
Perché le migrazioni da Magento sono un caso a parte
Magento, oggi diviso tra Magento Open Source (gratuito) e Adobe Commerce (l'edizione enterprise a pagamento), è una delle poche piattaforme pensate fin dall'origine per cataloghi complessi: prodotti configurabili con decine di varianti, attributi personalizzati, prezzi differenziati per cliente o canale, più lingue e più valute nello stesso negozio. Come abbiamo visto nel confronto tra piattaforme ecommerce, è proprio questa capacità a spiegare perché tante aziende lo hanno scelto, e perché altrettante oggi valutano di lasciarlo.
Tre caratteristiche rendono la migrazione da Magento tecnicamente più delicata di una migrazione da una piattaforma più semplice:
Il modello dati. Magento organizza il catalogo con una struttura EAV (Entity Attribute Value), pensata per gestire attributi illimitati e diversi per ogni tipo di prodotto. È potente, ma rende l'esportazione più articolata di un semplice CSV: attributi, set di attributi e relazioni tra prodotto padre e varianti vanno mappati uno per uno verso la struttura di destinazione.
Lo stack infrastrutturale. Un'installazione Magento aggiornata richiede componenti dedicati: un motore di ricerca (OpenSearch), una cache applicativa (Varnish), una coda di messaggistica (RabbitMQ o Valkey), oltre a versioni specifiche di PHP e del database. Capire davvero cosa si sta lasciando richiede competenza tecnica specifica.
La gestione degli URL. Magento genera gli URL di prodotti e categorie tramite una tabella interna di riscritture (url_rewrite): ogni redirect verso il nuovo sito va costruito a partire da quella tabella, non da un semplice elenco di pagine.
La checklist pre-migrazione per un ecommerce Magento
Prima di spostare qualsiasi cosa, conviene mettere ordine. Questi sono i passaggi che riducono davvero il rischio di perdere dati o posizionamento.
Esporta il catalogo per primo. Dal pannello Magento (System > Data Transfer > Export) puoi esportare prodotti, categorie e attributi in CSV. Per cataloghi con molte varianti, listini B2B o integrazioni con un gestionale, come descritto nell'articolo sull'integrazione ERP ed ecommerce, questo passaggio richiede più attenzione: ogni attributo personalizzato e ogni regola di prezzo va documentata prima di spegnere l'origine.
Esporta clienti e ordini separatamente. Lo storico ordini e l'anagrafica clienti vanno esportati con tutti i campi (indirizzi, metodi di pagamento usati, stato degli ordini): la relazione tra cliente e ordine va ricostruita nel sistema di destinazione, non copiata come file.
Fai una scansione completa degli URL pubblici. Uno strumento come Screaming Frog, incrociato con l'export della tabella url_rewrite di Magento, dà la mappa reale di tutte le pagine indicizzabili: prodotti, categorie, pagine statiche, eventuali contenuti del blog.
Isola gli URL che generano traffico. In Google Search Console, esporta le pagine ordinate per impression e clic degli ultimi 6-12 mesi: sono quelle su cui un redirect 301 mancante o sbagliato costa di più in visibilità.
Il costo reale di Magento, licenza gratuita compresa
Open source, nel caso di Magento, descrive la licenza del software, non il costo per farlo funzionare. Vale la pena separare i due casi.
Magento Open Source non ha un canone di licenza. Ma un'installazione aggiornata (dalla versione 2.4.9 in poi) richiede OpenSearch 3, Varnish, una coda di messaggistica come RabbitMQ o Valkey, PHP 8.4 o 8.5 e un database MySQL 8.4 o MariaDB recente: un hosting generico non basta, serve un'infrastruttura dimensionata e mantenuta da chi la conosce. A questo si aggiungono sviluppatori con competenze specifiche sul modello dati EAV, meno diffuse (e più care) di quelle richieste da piattaforme più comuni, e le estensioni a pagamento necessarie per funzionalità che altre soluzioni includono di serie. La somma di questi elementi, nell'arco di un anno, è spesso ben lontana dall'idea di gratis con cui molti iniziano.
Adobe Commerce, l'edizione a pagamento, aggiunge funzionalità enterprise e hosting gestito, ma la licenza non ha un listino pubblico: si negozia su preventivo, in base al fatturato (GMV) e al valore medio ordine dell'ecommerce. Le stime di settore più ricorrenti indicano una licenza a partire da circa 22.000 dollari l'anno per store on-premise sotto il milione di dollari di fatturato, fino a superare i 100.000 dollari l'anno per store più grandi, con cifre ancora più alte sulla versione Cloud; il costo totale, tra hosting, sviluppo ed estensioni, arriva tipicamente a 2-3 volte la sola licenza. Per la maggior parte delle PMI italiane, come segnalato anche nel confronto tra piattaforme ecommerce, è una scala di costo fuori portata rispetto al reale bisogno.
Su KeideaCMS il modello è diverso per costruzione: un canone fisso che include infrastruttura, aggiornamenti e funzionalità ecommerce nel core, senza estensioni a pagamento da aggiungere per coprire ciò che manca. Puoi anche confrontare in modo più ampio quanto costa un sito web aziendale e come cambia la struttura di spesa tra le diverse soluzioni.
Il problema delle versioni e del supporto
Quanto costa Magento non riguarda solo chi lo usa in modo aggiornato: riguarda soprattutto chi è rimasto indietro con gli aggiornamenti.
Adobe ha terminato il supporto regolare delle versioni 2.4.5 e 2.4.6 l'11 agosto 2026. La versione 2.4.9, disponibile da maggio 2026, riceverà supporto fino al 31 maggio 2029. Dal 1 giugno 2027, Adobe sospenderà il traffico sugli ambienti Cloud che girano ancora su versioni non più supportate: non è una scadenza teorica, è una data con un effetto diretto sulla continuità del sito.
Una versione fuori supporto non riceve più patch di sicurezza. È uno degli scenari più comuni con cui un ecommerce viene compromesso senza che il proprietario se ne accorga, a volte per settimane, come descritto nell'articolo su come riconoscere un sito compromesso senza saperlo. Se stai valutando una migrazione soprattutto per questo motivo, la priorità non è scegliere la piattaforma perfetta: è uscire da una condizione di rischio attivo nel modo più rapido e controllato possibile.
Come funziona la migrazione tecnica verso KeideaCMS
La migrazione segue un percorso in quattro fasi, con lo store Magento che resta online e operativo fino al giorno del passaggio.
Catalogo. Prodotti, categorie, attributi e varianti vengono mappati dalla struttura EAV di Magento verso un modello più semplice, preservando prezzo, SKU, immagini con il relativo alt text e metadati SEO di ogni scheda prodotto.
Clienti e ordini. Storico ordini e anagrafica clienti vengono importati ricostruendo la relazione tra i due. Le password non sono mai incluse in nessun export, per una misura di sicurezza comune a qualsiasi piattaforma: i clienti la reimpostano al primo accesso, di norma a partire da un'email di invito inviata prima del go live.
Redirect e ambiente di staging. Il nuovo store viene costruito in staging a partire dalla mappa di redirect 301 ricavata dalla tabella url_rewrite di Magento: ogni URL che cambia ha una destinazione definita prima ancora che il sito vada online.
Go live e verifica. Il cambio DNS sposta il traffico in pochi minuti. Nei giorni successivi si aggiorna la sitemap su Google Search Console, si richiede la reindicizzazione delle pagine a maggior traffico e si monitora la sezione Copertura per individuare subito eventuali errori 404 imprevisti.
SEO: cosa cambia dopo la migrazione da Magento
Magento, di base, non è lento: diventa lento quando lo stack che lo rende veloce (cache, motore di ricerca, code di messaggistica) non è configurato o dimensionato correttamente, cosa che succede più spesso di quanto si pensi quando l'hosting non è specializzato. Anche la navigazione a faccette, utile per filtrare cataloghi grandi, se non gestita con canonical e noindex corretti genera combinazioni di URL duplicate che sprecano budget di scansione.
Dopo la migrazione a KeideaCMS questi aspetti diventano più diretti da controllare: struttura URL stabile, dati strutturati Schema.org configurabili per ogni tipo di pagina, nessuno stack esterno da dimensionare per ottenere una velocità accettabile.
Un calo temporaneo di visibilità nelle prime 2-4 settimane dopo il go live è normale: Google deve ricrawlare il sito e rielaborare i segnali. Si recupera sistematicamente se la mappa di redirect è stata costruita bene fin dall'inizio. I segnali da monitorare restano gli stessi di qualsiasi migrazione: errori 404 da correggere, cali temporanei di impression sulle pagine già posizionate, pagine nuove che richiedono una reindicizzazione manuale.
Quando conviene migrare e quando aspettare
Come per qualunque cambio di piattaforma, la risposta dipende da cosa stai effettivamente usando, non da cosa Magento può fare in teoria.
Ha senso migrare se il costo in sviluppatori specializzati e hosting dedicato è sproporzionato rispetto alla reale complessità del tuo catalogo oggi, se sei su una versione non più supportata e la sicurezza è diventata un rischio concreto, oppure se il catalogo nel tempo si è semplificato e non sfrutta più davvero le funzionalità avanzate che avevano giustificato la scelta iniziale.
Ha meno senso, almeno per ora, se hai un catalogo realmente grande e complesso, con logiche multi-listino, B2B, più lingue e più valute, e un team tecnico interno o un'agenzia specializzata che lo gestisce in modo efficace: in quel caso Magento o Adobe Commerce possono restare la soluzione più coerente.
Se vuoi capire concretamente cosa comporterebbe la migrazione nel tuo caso, tempi, costi, impatto SEO stimato, gestione degli ordini in corso, il punto di partenza è un audit dello store attuale.


