Alternativa ad Aruba per il sito web aziendale
Data Pubblicazione: 08/08/2026 | | Guide e Strategie

Alternativa ad Aruba per il sito web aziendale

Stai cercando un'alternativa ad Aruba per il sito web della tua azienda?

Magari hai già un dominio e un hosting Aruba da anni, il sito è stato costruito da qualcuno che adesso non risponde più, e ogni volta che devi aggiornare qualcosa ti ritrovi davanti a un pannello che non capisci. Oppure stai valutando dove mettere il tuo primo sito aziendale e Aruba è il primo nome che ti è venuto in mente, perché costa poco ed è italiana.

In questa guida vediamo cosa offre davvero Aruba, dove il suo modello funziona bene, dove invece lascia scoperta una piccola impresa, e cosa dovresti valutare prima di scegliere.

Una premessa che vale la pena fare subito: Aruba non è un fornitore da criticare. È uno degli operatori più solidi del mercato italiano, con data center certificati e prezzi tra i più competitivi in Europa. Il punto non è la qualità del servizio. Il punto è capire che tipo di servizio è, e se corrisponde a quello che serve alla tua attività.

Cosa offre Aruba per i siti aziendali

Aruba nasce e resta principalmente un fornitore di infrastruttura: domini, hosting condiviso, server, caselle di posta, PEC, firma digitale, servizi cloud.

Accanto a questo propone anche soluzioni per costruire il sito: pacchetti hosting con WordPress preinstallato, strumenti di creazione guidata, template pronti da personalizzare.

Il modello commerciale è quello dell'infrastruttura: prezzo basso, volumi altissimi, servizio standardizzato. Funziona molto bene per quello che è. Un dominio e un hosting Aruba costano una frazione di quello che spenderesti altrove, e nella grande maggioranza dei casi funzionano senza problemi.

La domanda da farsi non è quindi "Aruba è buona o cattiva". È questa: chi costruisce, aggiorna, mette in sicurezza e mantiene il sito?

Nel modello Aruba, la risposta è: tu. O qualcuno che paghi a parte.

Perché un'azienda cerca un'alternativa

Chi arriva a cercare alternative ad Aruba di solito non ha avuto un disservizio. Ha semplicemente scoperto che l'hosting era la parte facile.

Le situazioni ricorrenti sono quattro.

Il sito c'è, ma nessuno lo mantiene. È stato costruito anni fa da un collaboratore, uno stagista o un'agenzia con cui il rapporto si è chiuso. Gira su un WordPress fermo a una versione vecchia, con plugin che nessuno aggiorna. Finché funziona, funziona. Il problema si presenta tutto insieme.

Aggiornare un contenuto è diventato un problema. Cambiare un orario, aggiungere un servizio, pubblicare una novità: operazioni che dovrebbero richiedere due minuti diventano una richiesta a qualcuno, un'attesa e spesso un preventivo.

Il sito è lento e non si capisce perché. Su hosting condiviso le risorse sono divise tra molti siti sullo stesso server. Nella maggior parte dei casi non è un problema; quando lo diventa, la diagnosi richiede competenze che l'imprenditore non ha e che il supporto standard non fornisce.

Nessuno controlla la sicurezza. L'hosting protegge la propria infrastruttura, non l'applicazione che ci gira sopra. Se il tuo WordPress ha un plugin vulnerabile, quello è un problema tuo. E i tentativi di intrusione non sono un'eventualità remota: sono traffico automatizzato costante che colpisce qualunque sito raggiungibile.

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Il fai-da-te costa poco. In denaro.

Il vantaggio di Aruba è chiaro e reale: paghi poche decine di euro l'anno e hai il sito online.

Quello che quel prezzo non comprende è tutto il resto. E il resto, in un anno di vita normale di un sito aziendale, è questo:

  • Aggiornare il CMS e i componenti installati, verificando ogni volta che non si rompa nulla

  • Controllare i backup ed essere sicuri che si possano davvero ripristinare

  • Monitorare tempi di risposta e Core Web Vitals

  • Mantenere la conformità GDPR su cookie, form e trattamento dati

  • Aggiornare i contenuti quando l'attività cambia

  • Intervenire quando qualcosa si rompe, di solito nel momento peggiore

Non è lavoro impossibile. È lavoro ricorrente, e va fatto da qualcuno. Se lo fai tu, il costo non è zero: è il tempo che non stai dedicando a vendere. Se lo fai fare, il costo esce comunque, solo su una fattura diversa.

Il conto onesto non è "hosting 40 euro contro canone gestito". È: hosting più interventi tecnici più emergenze più il tuo tempo, contro un canone che comprende tutto.

Su tre anni, per un sito aziendale che lavora davvero, i due numeri si avvicinano molto più di quanto sembri all'inizio. Se stai facendo questo calcolo, ti torna utile anche la guida su quando conviene rifare il sito aziendale, dove i costi reali sono scomposti voce per voce.

Assistenza: cosa copre e cosa no

È il punto dove nascono più fraintendimenti, e non per colpa di Aruba.

L'assistenza di un hosting copre l'hosting: server raggiungibile, spazio disco, database attivo, posta funzionante, certificato SSL valido. Su quel perimetro Aruba risponde, e risponde bene.

Non copre e non deve coprire il tuo sito. Se il layout si rompe dopo un aggiornamento, se un modulo di contatto smette di inviare, se il sito è lento per come è costruito, se qualcuno inietta codice attraverso un plugin: sono tutte cose fuori dal contratto di hosting.

Questa distinzione è legittima e chiara nei termini di servizio. Il problema è che molte piccole imprese non si accorgono del confine finché non ci sbattono contro, di solito durante un'emergenza.

Prima di scegliere, quindi, la domanda non è "c'è l'assistenza?". La domanda è: assistenza su cosa, esattamente?

Proprietà e portabilità: qui Aruba è tra i migliori

Va detto, perché è vero e perché conta.

Con Aruba il dominio è intestato a te, i file sono tuoi e scaricabili via FTP, il database è esportabile, e spostare tutto presso un altro fornitore è un'operazione ordinaria. Non ci sono vincoli pluriennali né penali di uscita.

È un vantaggio concreto rispetto a diversi operatori che vendono "pacchetti sito web" in cui il cliente, alla fine del contratto, scopre di non avere in mano quasi niente. Se stai confrontando più proposte, questo è uno dei punti su cui Aruba esce meglio di molti concorrenti e uno di quelli da verificare sempre, come spiegato nella guida su cosa controllare prima di firmare un contratto per il sito web.

La libertà però non risolve la gestione. Avere il pieno controllo di qualcosa che nessuno mantiene significa essere liberi di guardarlo mentre invecchia.

Quando Aruba è la scelta giusta

Non sempre serve un'alternativa. Aruba è la scelta corretta in questi casi:

Hai competenze tecniche interne. Se in azienda c'è qualcuno che sa amministrare un CMS, leggere un log e ripristinare un backup, l'hosting è esattamente quello che ti serve e pagare di più non ha senso.

Il sito è una presenza minima. Una pagina con contatti e orari, che cambia una volta all'anno, non giustifica un servizio gestito.

Ti servono servizi infrastrutturali. Domini, PEC, firma digitale, caselle di posta: su questi Aruba ha un rapporto qualità-prezzo difficile da battere, indipendentemente da dove tieni il sito.

Il budget è il vincolo assoluto. Se in questo momento la priorità è esserci spendendo il minimo, l'hosting economico è una scelta razionale. Diventa un problema solo quando il sito inizia a contare davvero e nessuno se ne occupa.

Come confrontare due proposte diverse

Confrontare un hosting con un servizio gestito è un errore di categoria: sono due cose diverse. Il confronto sensato si fa sul risultato, non sul prodotto.

Le domande che rendono le proposte confrontabili sono queste:

Chi aggiorna il sistema? Aggiornamenti di CMS, componenti e librerie: chi li fa, con che frequenza, e chi risponde se un aggiornamento rompe qualcosa.

Chi risponde se il sito va offline? Non il server: il sito. Con quali tempi e attraverso quale canale.

Chi si occupa della sicurezza applicativa? C'è un filtro davanti all'applicazione o si conta sul fatto che non succeda niente.

Le modifiche ai contenuti chi le fa? Se le fai tu, esiste un pannello che puoi usare davvero. Se le fa un fornitore, quante sono incluse.

Quanto costa tutto insieme al terzo anno? Sommando hosting, interventi, emergenze e ore interne.

Cosa resta tuo se cambi fornitore? Dominio, contenuti, database, accessi.

Fatte queste sei domande a ogni proposta, il confronto diventa possibile. Senza, si confronta un prezzo con un altro prezzo, che è il modo più veloce per scegliere male.

Cosa cercare in un'alternativa gestita

Se dalla risposta a quelle domande emerge che il fai-da-te non fa per te, l'alternativa non è "un hosting più caro". È un modello diverso, in cui la gestione tecnica è compresa nel servizio invece di essere un problema tuo.

In un modello gestito dovresti trovare:

Infrastruttura e manutenzione inclusi. Server, backup, aggiornamenti e monitoraggio a carico del fornitore, senza voci separate e senza interventi da autorizzare volta per volta.

Sicurezza applicativa nel servizio. Non un plugin da installare, ma un filtro davanti all'applicazione già attivo.

Autonomia sui contenuti. Un pannello con cui aggiornare testi, pagine e immagini senza aprire una richiesta.

Un referente reale. Una persona che risponde, in italiano, e che conosce il tuo progetto.

Costo prevedibile. Un canone che non cresce con gli imprevisti, senza rinnovi taciti e senza vincoli pluriennali.

Portabilità garantita. Dominio intestato a te e contenuti esportabili in formati standard. Su questo il modello gestito non deve essere peggiore dell'hosting: se lo è, è un campanello d'allarme.

KeideaCMS come alternativa gestita

KeideaCMS è una piattaforma italiana gestita: il sito viene costruito, ospitato, aggiornato e protetto da chi sviluppa il sistema, con un canone unico che comprende infrastruttura, manutenzione, sicurezza e supporto.

La differenza rispetto a un hosting non è il prezzo: è dove finisce la responsabilità. Con un hosting la responsabilità del sito è tua dal primo giorno. Con un servizio gestito resta di chi te lo fornisce.

Non è la scelta giusta per tutti. Se hai competenze interne e vuoi il controllo totale del server, un hosting configurato bene costa meno e ti dà più libertà. Se invece il sito deve funzionare mentre tu fai altro, il calcolo cambia.

Se vuoi capire da che parte cadi, il punto di partenza è guardare il sito che hai adesso: come funziona il servizio gestito e cosa comprende è spiegato in dettaglio nella pagina dedicata.

La scelta dipende da chi se ne occupa

Cercare un'alternativa ad Aruba non significa che Aruba abbia fatto qualcosa di sbagliato. Significa quasi sempre che è cambiato ciò che ti serve.

Un hosting economico è la scelta giusta quando hai le competenze per usarlo o quando il sito conta poco. Diventa una scelta costosa quando il sito inizia a portare clienti e nessuno se ne occupa perché il conto arriva sotto forma di lentezza, contenuti fermi, incidenti di sicurezza e opportunità perse, non sotto forma di fattura.

Prima di decidere, fatti le sei domande del confronto e guarda i numeri a tre anni, non a uno.

Nota di trasparenza: Aruba è un marchio di Aruba S.p.A. Questo articolo non è affiliato, sponsorizzato né approvato da Aruba. Le informazioni hanno finalità informative e comparative e vanno verificate sulle condizioni contrattuali aggiornate pubblicate dall'operatore.

Domande Frequenti

Sì, è una configurazione molto comune e non comporta problemi. Il dominio può restare intestato a te presso Aruba mentre il sito è ospitato altrove: è sufficiente modificare i record DNS. Molte aziende mantengono su Aruba dominio, PEC e caselle di posta e spostano solo il sito.
No. L'infrastruttura Aruba è solida e i data center sono certificati. La sicurezza di cui si parla quando si valuta un'alternativa è un'altra: è quella dell'applicazione che gira sull'hosting CMS, plugin, temi, moduli di contatto. Quella non è compresa in nessun contratto di hosting, né di Aruba né di altri, e resta responsabilità di chi possiede il sito.
Il canone di hosting è una parte piccola. Vanno sommati gli aggiornamenti, gli interventi tecnici quando qualcosa si rompe, l'eventuale ripristino dopo un incidente e le ore interne dedicate alla gestione. Su tre anni il totale è spesso vicino a quello di un servizio gestito, con la differenza che è imprevedibile e concentrato nei momenti peggiori.
Sì, se la migrazione è pianificata. Gli URL vanno mantenuti dove possibile e rediretti con 301 dove cambiano, i metadati vanno trasferiti e il nuovo sito va verificato in staging prima del passaggio. Un calo di 2-4 settimane è fisiologico; oltre significa che qualcosa nella migrazione non è stato fatto.
No. Se la struttura attuale è sana, spesso basta spostarla. Il rifacimento serve quando i problemi sono strutturali: architettura obsoleta, prestazioni non recuperabili, vulnerabilità ricorrenti o impossibilità di gestire i contenuti in autonomia.

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